Crediti Formativi

La partecipazione al convegno riconosce nr. 0,875 CFPF 04 p la categoria dei Dott. Agronomi e Dott. Forestali/Rif Regolamento CONAF 3/2013

Principali Relatori

Costanza JuckerDeFENS, Università degli Studi di Milano

Acheta domesticus è una delle specie entomologiche di maggior interesse per la produzione di proteine destinate all’alimentazione umana grazie al suo elevato valore nutrizionale. L’insetto viene oggi allevato in maniera massale utilizzando farine appositamente formulate. Nell’ottica di una produzione più sostenibile dell’insetto, il progetto MAIC- Modello allevamento insetti commestibili-, intende indagare sulla possibilità di allevamento di A. domesticus su substrati alternativi provenienti da scarti della filiera agroalimentare. Oltre a valutare le performance di crescita dell’insetto su tali substrati, vengono approfondite anche le conoscenze sulla composizione chimica e sulle caratteristiche microbiologiche delle farine prodotte.
Nella presentazione/poster saranno illustrati gli obiettivi del progetto e i primi dati acquisiti.

Costanza JuckerDeFENS, Università degli Studi di Milano

Acheta domesticus è una delle specie entomologiche di maggior interesse per la produzione di proteine destinate all’alimentazione umana grazie al suo elevato valore nutrizionale. L’insetto viene oggi allevato in maniera massale utilizzando farine appositamente formulate. Nell’ottica di una produzione più sostenibile dell’insetto, il progetto MAIC- Modello allevamento insetti commestibili-, intende indagare sulla possibilità di allevamento di A. domesticus su substrati alternativi provenienti da scarti della filiera agroalimentare. Oltre a valutare le performance di crescita dell’insetto su tali substrati, vengono approfondite anche le conoscenze sulla composizione chimica e sulle caratteristiche microbiologiche delle farine prodotte.
Nella presentazione/poster saranno illustrati gli obiettivi del progetto e i primi dati acquisiti.

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Ferdinando BaldacchinoENEA - Centro Ricerca della Trisaia

La sostenibilità dell'allevamento di insetti per la produzione di farine proteiche e nuovi prodotti deve considerare anche l'utilizzo di substrati in un'ottica di economia circolare. In tale contesto, linee di ricerca sono in corso per valutare l'utilizzo di sottoprodotti dell'industria agroalimentare quali componenti base in diete di allevamento di Tenebrio molitor. I risultati delle performance produttive ottenuti e le criticità applicative vengono discusse.

Ferdinando BaldacchinoENEA - Centro Ricerca della Trisaia

La sostenibilità dell'allevamento di insetti per la produzione di farine proteiche e nuovi prodotti deve considerare anche l'utilizzo di substrati in un'ottica di economia circolare. In tale contesto, linee di ricerca sono in corso per valutare l'utilizzo di sottoprodotti dell'industria agroalimentare quali componenti base in diete di allevamento di Tenebrio molitor. I risultati delle performance produttive ottenuti e le criticità applicative vengono discusse.

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Silvia ArnoneENEA Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile

Saranno esposti i risultati di una sperimentazione condotta in laboratorio mirata a caratterizzare un processo di bioconversione di fanghi di depurazione di acque reflue urbane mediata dal dittero saprofago H. illucens. Le prove condotte in batch hanno previsto analisi dei substrati e delle larve in pre e post conversione, allestendo un biosaggio con due tesi (substrati costituiti da fanghi al 75 e al 50 % in miscela con dieta artificiale specifica per l’insetto). Si è voluto valutare l’efficienza della bioconversione in termini di riduzione del substrato iniziale, diminuzione delle cariche di batteri patogeni e della concentrazione di metalli pesanti, nonché la produzione di biomassa di insetti.
La sperimentazione è stata svolta presso il Laboratorio Biomasse e Biotecnologie per l’Energia dell’ENEA, Centro Ricerche Casaccia (Roma) in collaborazione con i ricercatori della sede di Reggio Emilia dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale per la Lombardia e l’Emilia Romagna (IZSLER) e del Centro Ricerche ENEA di Frascati.

Silvia ArnoneENEA Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile

Saranno esposti i risultati di una sperimentazione condotta in laboratorio mirata a caratterizzare un processo di bioconversione di fanghi di depurazione di acque reflue urbane mediata dal dittero saprofago H. illucens. Le prove condotte in batch hanno previsto analisi dei substrati e delle larve in pre e post conversione, allestendo un biosaggio con due tesi (substrati costituiti da fanghi al 75 e al 50 % in miscela con dieta artificiale specifica per l’insetto). Si è voluto valutare l’efficienza della bioconversione in termini di riduzione del substrato iniziale, diminuzione delle cariche di batteri patogeni e della concentrazione di metalli pesanti, nonché la produzione di biomassa di insetti.
La sperimentazione è stata svolta presso il Laboratorio Biomasse e Biotecnologie per l’Energia dell’ENEA, Centro Ricerche Casaccia (Roma) in collaborazione con i ricercatori della sede di Reggio Emilia dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale per la Lombardia e l’Emilia Romagna (IZSLER) e del Centro Ricerche ENEA di Frascati.

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Silvia CappellozzaCREA - Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e Analisi dell'Economia Agraria - Centro di Ricerca per l'Agricoltura e l'Ambiente

Il baco da seta può essere utilizzato per l'ottenimento di nuovi prodotti. Una filiera legata al baco da seta già eiste in Italia e sarà ampliata grazie all'attività svolta dal Gruppo operativo sulla sericoltura formatosi nella regione Veneto grazie al progetto Serinnovation (misura cooperazione). Il baco da seta dimostra di essere un modello per l'economia circolare e il trasferimento della ricerca e innovazione, con tecnologie che possono essere vantaggiosamente applicate anche ad altri insetti.

Silvia CappellozzaCREA - Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e Analisi dell'Economia Agraria - Centro di Ricerca per l'Agricoltura e l'Ambiente

Il baco da seta può essere utilizzato per l'ottenimento di nuovi prodotti. Una filiera legata al baco da seta già eiste in Italia e sarà ampliata grazie all'attività svolta dal Gruppo operativo sulla sericoltura formatosi nella regione Veneto grazie al progetto Serinnovation (misura cooperazione). Il baco da seta dimostra di essere un modello per l'economia circolare e il trasferimento della ricerca e innovazione, con tecnologie che possono essere vantaggiosamente applicate anche ad altri insetti.

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Laura BortolottiCREA - Consiglio per la ricerca in agricoltura e analisi dell’economia agraria – Centro di Ricerca Agricoltura e Ambiente

In Italia esistono circa mille specie di api selvatiche, che presentano caratteristiche biologiche molto diversificate per livello di socialità (da solitarie a eusociali), modalità di nidificazione (nel terreno, in cavità preesistenti, in nidi auto-costruiti) e rapporto con la flora spontanea e coltivata. Quest’ultimo è di primaria importanza per il loro ruolo di impollinatori: le api generaliste, come l’ape da miele, visitano molte piante, ma in modo non specifico, mentre le api specialiste visitano in modo preferenziale una determinata specie botanica, della quale sono impollinatori molto efficienti. Questo ha portato allo sfruttamento commerciale di alcune specie di api per l’impollinazione delle, il cui commercio a livello globale ha creato problemi di inquinamento genetico. Anche l’ape da miele viene spesso sfruttata per impollinare le colture, soprattutto nelle aree dove vi è carenza di api selvatiche. Questa consuetudine ha comportato un indebolimento delle famiglie di api, a causa dei lunghi trasporti e dell’inospitalità dell’ambiente agricolo. Studi recenti hanno dimostrato che la biodiversità degli impollinatori è importante per un buon servizio di impollinazione, oltre che per il mantenimento della stabilità ambientale. Pertanto i migliori risultati si ottengono attraverso azioni di ripristino ambientale, che favoriscono il mantenimento della biodiversità degli impollinatori, piuttosto che il loro sfruttamento nel servizio di impollinazione.

Laura BortolottiCREA - Consiglio per la ricerca in agricoltura e analisi dell’economia agraria – Centro di Ricerca Agricoltura e Ambiente

In Italia esistono circa mille specie di api selvatiche, che presentano caratteristiche biologiche molto diversificate per livello di socialità (da solitarie a eusociali), modalità di nidificazione (nel terreno, in cavità preesistenti, in nidi auto-costruiti) e rapporto con la flora spontanea e coltivata. Quest’ultimo è di primaria importanza per il loro ruolo di impollinatori: le api generaliste, come l’ape da miele, visitano molte piante, ma in modo non specifico, mentre le api specialiste visitano in modo preferenziale una determinata specie botanica, della quale sono impollinatori molto efficienti. Questo ha portato allo sfruttamento commerciale di alcune specie di api per l’impollinazione delle, il cui commercio a livello globale ha creato problemi di inquinamento genetico. Anche l’ape da miele viene spesso sfruttata per impollinare le colture, soprattutto nelle aree dove vi è carenza di api selvatiche. Questa consuetudine ha comportato un indebolimento delle famiglie di api, a causa dei lunghi trasporti e dell’inospitalità dell’ambiente agricolo. Studi recenti hanno dimostrato che la biodiversità degli impollinatori è importante per un buon servizio di impollinazione, oltre che per il mantenimento della stabilità ambientale. Pertanto i migliori risultati si ottengono attraverso azioni di ripristino ambientale, che favoriscono il mantenimento della biodiversità degli impollinatori, piuttosto che il loro sfruttamento nel servizio di impollinazione.

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Lara MaistrelloUniversità di Modena e Reggio Emilia

Insetti: indispensabili alleati per mettere in pratica l’economia circolare.

Dall’economia lineare a quella circolare: è assolutamente indispensabile cambiare rotta nel modo di vivere e di gestire le risorse, virando verso la sostenibilità. In natura non esistono rifiuti, e quello che per noi umani è scarto, per altri organismi è un ottimo substrato su cui crescere e prosperare. Gli insetti occupano tutte le nicchie ecologiche, ed è proprio tra i consumatori di piante o animali morti, e in generale di materia organica a vari stadi di decomposizione che si possono trovare gli alleati più insoliti per l’uomo: quelli utili per fare economia circolare. Ecco quindi che certe specie di insetti da infestanti delle derrate alimentari, fastidiosi inquilini delle abitazioni o ripugnanti abitanti di liquami si trasformano in mezzi preziosi per valorizzare sottoprodotti e scarti agroalimentari e (normativa permettendo) rifiuti organici di ogni genere, ottenendo prodotti utili per l’agricoltura e svariate applicazioni industriali, mangimi per animali e …cibo per l’uomo!

Lara MaistrelloUniversità di Modena e Reggio Emilia

Insetti: indispensabili alleati per mettere in pratica l’economia circolare.

Dall’economia lineare a quella circolare: è assolutamente indispensabile cambiare rotta nel modo di vivere e di gestire le risorse, virando verso la sostenibilità. In natura non esistono rifiuti, e quello che per noi umani è scarto, per altri organismi è un ottimo substrato su cui crescere e prosperare. Gli insetti occupano tutte le nicchie ecologiche, ed è proprio tra i consumatori di piante o animali morti, e in generale di materia organica a vari stadi di decomposizione che si possono trovare gli alleati più insoliti per l’uomo: quelli utili per fare economia circolare. Ecco quindi che certe specie di insetti da infestanti delle derrate alimentari, fastidiosi inquilini delle abitazioni o ripugnanti abitanti di liquami si trasformano in mezzi preziosi per valorizzare sottoprodotti e scarti agroalimentari e (normativa permettendo) rifiuti organici di ogni genere, ottenendo prodotti utili per l’agricoltura e svariate applicazioni industriali, mangimi per animali e …cibo per l’uomo!

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Sara Straffon DiazUniversità di Torino, Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali ed Agroalimentari

EFFETTO DELLA CONFIGURAZIONE DEL CAMPO E DELLA DENSITA’ DI “POLLINIZER” SUL SERVIZIO DI IMPOLLINAZIONE IN MELETO

L’impollinazione ha una funzione fondamentale perché molte piante ne dipendono per ottenere rese soddisfacenti in termini sia quantitativi che quantitativi. Tra le piante che dipendono dalla impollinazione, il melo necessita che un impollinatore prelevi e trasporti il polline compatibile proveniente da una differente cultivar di melo, detta “pollinizer”. Questo a causa del meccanismo di auto-incompatibilità che rende impossibile la fecondazione fra le medesime cultivar. Per avere un servizio di impollinazione efficiente, alcuni melicoltori dispongono delle colonie di ape da miele in prossimità dei campi. Inoltre, sempre con lo stesso obiettivo, adottano per i nuovi impianti una configurazione che distribuisce le cultivar “pollinizer” uniformemente all’interno del campo.

Considerando il contesto delle nuove forme di impianto questo studio ha due obiettivi. Il primo obiettivo è di verificare se le strategie adottate dai melicoltori forniscono un servizio di impollinazione sufficiente per ottenere frutti di qualità. Il secondo obiettivo è quello di capire come l’efficienza del servizio di impollinazione muti all’interno del campo in funzione di due scale di analisi. Con la prima scala si analizza l’effetto della posizione delle piante data dalla configurazione del campo; la seconda scala prende in considerazione l’effetto della densità di piante “pollinizer” nel campo e nel territorio circonstante. I risultati dello studio, effettuato in 3 meleti del Saluzzese, suggeriscono che è presente un servizio di impollinazione non sufficiente. L’efficienza del servizio di impollinazione cambia all’interno del campo per entrambe le scale considerate. La tecnica di valutazione del servizio di impollinazione di questo studio può essere un innovativo strumento utile al miglioramento della gestione di questo servizio.

Sara Straffon DiazUniversità di Torino, Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali ed Agroalimentari

EFFETTO DELLA CONFIGURAZIONE DEL CAMPO E DELLA DENSITA’ DI “POLLINIZER” SUL SERVIZIO DI IMPOLLINAZIONE IN MELETO

L’impollinazione ha una funzione fondamentale perché molte piante ne dipendono per ottenere rese soddisfacenti in termini sia quantitativi che quantitativi. Tra le piante che dipendono dalla impollinazione, il melo necessita che un impollinatore prelevi e trasporti il polline compatibile proveniente da una differente cultivar di melo, detta “pollinizer”. Questo a causa del meccanismo di auto-incompatibilità che rende impossibile la fecondazione fra le medesime cultivar. Per avere un servizio di impollinazione efficiente, alcuni melicoltori dispongono delle colonie di ape da miele in prossimità dei campi. Inoltre, sempre con lo stesso obiettivo, adottano per i nuovi impianti una configurazione che distribuisce le cultivar “pollinizer” uniformemente all’interno del campo.

Considerando il contesto delle nuove forme di impianto questo studio ha due obiettivi. Il primo obiettivo è di verificare se le strategie adottate dai melicoltori forniscono un servizio di impollinazione sufficiente per ottenere frutti di qualità. Il secondo obiettivo è quello di capire come l’efficienza del servizio di impollinazione muti all’interno del campo in funzione di due scale di analisi. Con la prima scala si analizza l’effetto della posizione delle piante data dalla configurazione del campo; la seconda scala prende in considerazione l’effetto della densità di piante “pollinizer” nel campo e nel territorio circonstante. I risultati dello studio, effettuato in 3 meleti del Saluzzese, suggeriscono che è presente un servizio di impollinazione non sufficiente. L’efficienza del servizio di impollinazione cambia all’interno del campo per entrambe le scale considerate. La tecnica di valutazione del servizio di impollinazione di questo studio può essere un innovativo strumento utile al miglioramento della gestione di questo servizio.

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Valeria PaganizzaUniversità di Modena e Reggio Emilia

Dall’entomofagia umana e animale alla riduzione dei rifiuti: limiti e spazi normativi nell’utilizzo di insetti e derivati

Negli ultimi anni, anche in Italia, l’attenzione verso le plurime potenzialità dell’utilizzo di insetti è progressivamente cresciuta, complici l’avvento di EXPO2015 e una maggiore sensibilità verso i temi della sostenibilità e dell’economia circolare. Per quanto riguarda l’alimentazione umana, il Regolamento (UE) 2015/2283 ha definitivamente chiarito che gli insetti devono considerarsi «nuovi alimenti» e che la loro immissione in commercio è dunque subordinata ad una preventiva autorizzazione (o, in alcuni casi, a notifica). Allo stesso modo, il Regolamento (UE) 2017/893 ha modificato i Regolamenti (CE) n. 999/2001 e (UE) n. 142/2011 autorizzando l’utilizzo di determinate specie di insetti nell’allevamento di animali di acquacoltura. Altre norme, tra cui quelle sui sottoprodotti di origine animale, impediscono l’utilizzo come substrati di determinati materiali di scarto, così ostacolando di fatto sia la ricerca sui nuovi impieghi degli insetti che l’attuazione di progetti di economia circolare che li vedono come protagonisti. Nel coacervo normativo, il contributo intende offire un quadro d’insieme della legislazione che disciplina l’insetticoltura, i suoi derivati e la loro commercializzazione.

Valeria PaganizzaUniversità di Modena e Reggio Emilia

Dall’entomofagia umana e animale alla riduzione dei rifiuti: limiti e spazi normativi nell’utilizzo di insetti e derivati

Negli ultimi anni, anche in Italia, l’attenzione verso le plurime potenzialità dell’utilizzo di insetti è progressivamente cresciuta, complici l’avvento di EXPO2015 e una maggiore sensibilità verso i temi della sostenibilità e dell’economia circolare. Per quanto riguarda l’alimentazione umana, il Regolamento (UE) 2015/2283 ha definitivamente chiarito che gli insetti devono considerarsi «nuovi alimenti» e che la loro immissione in commercio è dunque subordinata ad una preventiva autorizzazione (o, in alcuni casi, a notifica). Allo stesso modo, il Regolamento (UE) 2017/893 ha modificato i Regolamenti (CE) n. 999/2001 e (UE) n. 142/2011 autorizzando l’utilizzo di determinate specie di insetti nell’allevamento di animali di acquacoltura. Altre norme, tra cui quelle sui sottoprodotti di origine animale, impediscono l’utilizzo come substrati di determinati materiali di scarto, così ostacolando di fatto sia la ricerca sui nuovi impieghi degli insetti che l’attuazione di progetti di economia circolare che li vedono come protagonisti. Nel coacervo normativo, il contributo intende offire un quadro d’insieme della legislazione che disciplina l’insetticoltura, i suoi derivati e la loro commercializzazione.

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Marco MeneguzUniversità di Torino

L’economia circolare applicata: esperienza con la mosca soldato (Hermetia illucens)

L’uso degli insetti quale possibile soluzione per ridurre lo spreco alimentare è un ottimo esempio di Economia Circolare. Infatti, le larve di alcune specie possono essere utilizzate per meglio gestire e valorizzare gli scarti organici agroalimentari, bioconvertendo la biomassa di scarto sulla quale crescono e producendo proteine e lipidi utilizzabili per l’alimentazione nel settore zootecnico. La mosca soldato (Hermetia illucens) (BSF), data l’elevata sostenibilità, il basso fabbisogno idrico e le minime emissioni di gas a effetto serra, è stata studiata per la sua capacità di ridurre grandi quantità di rifiuto organico.

Dopo una panoramica che descriverà il potenziale delle larve di BSF come bioconvertitori, la presentazione mostrerà i principali settori di ricerca del dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali ed Alimentari dell’Università di Torino che negli ultimi anni, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Veterinarie e il CNR, si è occupato sia dell’allevamento degli insetti su diversi substrati che dell’utilizzo dei prodotti derivanti dagli insetto (farine proteiche, grassi) nell’alimentazione animale.

Marco MeneguzUniversità di Torino

L’economia circolare applicata: esperienza con la mosca soldato (Hermetia illucens)

L’uso degli insetti quale possibile soluzione per ridurre lo spreco alimentare è un ottimo esempio di Economia Circolare. Infatti, le larve di alcune specie possono essere utilizzate per meglio gestire e valorizzare gli scarti organici agroalimentari, bioconvertendo la biomassa di scarto sulla quale crescono e producendo proteine e lipidi utilizzabili per l’alimentazione nel settore zootecnico. La mosca soldato (Hermetia illucens) (BSF), data l’elevata sostenibilità, il basso fabbisogno idrico e le minime emissioni di gas a effetto serra, è stata studiata per la sua capacità di ridurre grandi quantità di rifiuto organico.

Dopo una panoramica che descriverà il potenziale delle larve di BSF come bioconvertitori, la presentazione mostrerà i principali settori di ricerca del dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali ed Alimentari dell’Università di Torino che negli ultimi anni, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Veterinarie e il CNR, si è occupato sia dell’allevamento degli insetti su diversi substrati che dell’utilizzo dei prodotti derivanti dagli insetto (farine proteiche, grassi) nell’alimentazione animale.

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Rosemarie TedeschiDISAFA - Università degli Studi di Torino

Patologie degli insetti
Diversi organismi entomopatogeni possono colpire gli insetti allevati su larga scala con conseguenze economiche talvolta devastanti. Lo studio dei vari aspetti del sistema immunitario degli insetti apre nuovi scenari per la gestione di tali malattie. L’intervento presenterà le recenti acquisizioni scientifiche sull’argomento e le prospettive future.

Rosemarie TedeschiDISAFA - Università degli Studi di Torino

Patologie degli insetti
Diversi organismi entomopatogeni possono colpire gli insetti allevati su larga scala con conseguenze economiche talvolta devastanti. Lo studio dei vari aspetti del sistema immunitario degli insetti apre nuovi scenari per la gestione di tali malattie. L’intervento presenterà le recenti acquisizioni scientifiche sull’argomento e le prospettive future.

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David Meo ZilioCREA - Centro di Ricerca Zootecnia e Acquacoltura

Considerazioni circa l’impiego di farine d’insetto in sostituzione di farine di pesce o di soia nell'alimentazione avicola, conclusioni dal progetto INSECTA

La crescita della popolazione, stimata in 9 miliardi di persone nel 2050 e gli aumentati livelli generali di benessere hanno innalzato la domanda di alimenti ad elevato valore nutritivo. La FAO, in una proiezione tra gli anni 2000-2030, prevede un aumento del 72% della domanda globale di carne e del 50% di pesce d’allevamento (dal 2010 al 2030) che porterebbe ad un deficit di 60 milioni di tonnellate di mangimi proteici per soddisfare la richiesta.
In UE inoltre, la dipendenza dalle importazioni di alimenti proteici per i mangimi crea incertezze economiche in tutto il settore e negli ultimi 5 anni il prezzo della soia (il 70% della quale è importata) è aumentato del 100% e quello della farina di pesce (65% dei consumi sono importati) 4 volte.
Gli insetti potrebbero essere una fonte sostenibile per ridurre i fabbisogni di alimenti proteici vegetali e non e quindi le importazioni e il loro allevamento ai fini dell’alimentazione animale può essere integrato con la produzione agricola.
Nonostante le attuali difficoltà tecniche e le limitazioni normative, si può affermare che sia il mondo scientifico che quello produttivo siano pronti per l’utilizzo di mangimi a base di farine di insetti.
Recentemente, l’International Platform of Insects for Food and Feed (IPIFF), per voce del proprio Presidente, ha espresso fiducia circa l’autorizzazione delle farine di insetti per l’alimentazione del pollame da parte dell’UE.
Con il progetto INSECTA e successivamente con il progetto TIPIBIO, destinato all'avicoltura biologica, entrambi finanziati dal MiPAAFT. Il CREA ha affrontato la tematica dell’impiego degli insetti in alimentazione, partendo dall'esame dei punti a favore e delle criticità tecniche e normative. La presentazione verterà su aspetti nutrizionali e su caratteristiche di razioni impostate con insetti diversi, così come emerso dalle attività suddette.

David Meo ZilioCREA - Centro di Ricerca Zootecnia e Acquacoltura

Considerazioni circa l’impiego di farine d’insetto in sostituzione di farine di pesce o di soia nell'alimentazione avicola, conclusioni dal progetto INSECTA

La crescita della popolazione, stimata in 9 miliardi di persone nel 2050 e gli aumentati livelli generali di benessere hanno innalzato la domanda di alimenti ad elevato valore nutritivo. La FAO, in una proiezione tra gli anni 2000-2030, prevede un aumento del 72% della domanda globale di carne e del 50% di pesce d’allevamento (dal 2010 al 2030) che porterebbe ad un deficit di 60 milioni di tonnellate di mangimi proteici per soddisfare la richiesta.
In UE inoltre, la dipendenza dalle importazioni di alimenti proteici per i mangimi crea incertezze economiche in tutto il settore e negli ultimi 5 anni il prezzo della soia (il 70% della quale è importata) è aumentato del 100% e quello della farina di pesce (65% dei consumi sono importati) 4 volte.
Gli insetti potrebbero essere una fonte sostenibile per ridurre i fabbisogni di alimenti proteici vegetali e non e quindi le importazioni e il loro allevamento ai fini dell’alimentazione animale può essere integrato con la produzione agricola.
Nonostante le attuali difficoltà tecniche e le limitazioni normative, si può affermare che sia il mondo scientifico che quello produttivo siano pronti per l’utilizzo di mangimi a base di farine di insetti.
Recentemente, l’International Platform of Insects for Food and Feed (IPIFF), per voce del proprio Presidente, ha espresso fiducia circa l’autorizzazione delle farine di insetti per l’alimentazione del pollame da parte dell’UE.
Con il progetto INSECTA e successivamente con il progetto TIPIBIO, destinato all'avicoltura biologica, entrambi finanziati dal MiPAAFT. Il CREA ha affrontato la tematica dell’impiego degli insetti in alimentazione, partendo dall'esame dei punti a favore e delle criticità tecniche e normative. La presentazione verterà su aspetti nutrizionali e su caratteristiche di razioni impostate con insetti diversi, così come emerso dalle attività suddette.

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Simone BellucoIstituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

L'allevamento di insetti a fini alimentari e mangimistici è sempre più diffuso nel continente europeo e si presenta come un'importante fonte alimentare, ricca in proteine. I prodotti derivanti dall'allevamento di insetti costituiscono un'alternativa ad altre fonti di utilizzo consolidato con vantaggi in termini di sostenibilità. Il loro utilizzo è tuttavia vincolato alla normativa vigente che si trova a dover fronteggiare queste "novità" attraverso normative orizzontali, aspecifiche e a volte di difficile estensione a tali prodotti. L'obiettivo di questo intervento sarà quello di fornire una panoramica articolata della normativa relativa agli insetti in campo alimentare, mangimistico e zootecnico.

Simone BellucoIstituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

L'allevamento di insetti a fini alimentari e mangimistici è sempre più diffuso nel continente europeo e si presenta come un'importante fonte alimentare, ricca in proteine. I prodotti derivanti dall'allevamento di insetti costituiscono un'alternativa ad altre fonti di utilizzo consolidato con vantaggi in termini di sostenibilità. Il loro utilizzo è tuttavia vincolato alla normativa vigente che si trova a dover fronteggiare queste "novità" attraverso normative orizzontali, aspecifiche e a volte di difficile estensione a tali prodotti. L'obiettivo di questo intervento sarà quello di fornire una panoramica articolata della normativa relativa agli insetti in campo alimentare, mangimistico e zootecnico.

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